press
 
Dal Giornale di Brescia, giovedì 22 febbraio 2007

Filati Maclodio, quando il tessile sa ri-generarsi

Progetto col Politecnico sul dna delle fibre e per fine anno il centro di ricerca interno.

MACLODIO. «Vada a vedere la Filati Maclodio» ci aveva detto il professor Roberto Verganti, esperto di innovazione del Politecnico di Milano, quando l'avevamo intervistato ai primi di gennaio. «Scoprirà che si può innovare anche in un settore maturo come il tessile».
Siamo andati a vedere, ed effettivamente è così. La Filati Maclodio della famiglia Belussi è un esempio di come il tessile possa ristrutturarsi, «ri-generarsi». Investire e crescere, e programmare un piano di investimenti di 2,5 milioni di euro per ampliare la sede attuale. Costruire un magazzino logistico, un centro direzionale e un centro ricerche interno che si chiamerà Rifim, Ricerca & Innovazione Filati Maclodio.
Tutto sembrerebbe contro: il settore («Ma lo sa che le banche per il solo fatto che sei del tessile abbassano il rating di due punti?»); la retorica del declino, della Cina e della delocalizzazione; e la stessa sede di questa azienda, che a prima vista, da fuori, sembra rimasta agli anni Cinquanta.
Invece no. La sede attende lavori edili che vanno a rilento per problemi burocratici. E dentro pulsa un cuore innovativo e impetuoso, che si percepisce anche nelle parole di Mauro Belussi (uno dei tre amministratori delegati) e di Gabriele Marco Del Barba (consulente esterno sui temi della ricerca e della finanza agevolata). L'azienda è a monte del processo produttivo del tessile: compra le balle di cotone, di lino, di acrilico eco. dalle multinazionali e le trasforma in rocche: apertura-cardatura-stiratura di primo e di secondo passaggio, banco a fusi, filatura, roccatura, imballaggio, spedizione. Il processo viene svolto nelle tre sedi di Maclodio, Capriolo e Demecser in Ungheria (vedi box a fianco); totale 35mila mq coperti; nel 2006 ha generato ricavi per 22,6 milioni di euro. Il 40% della produzione va all'estero (in questi giorni l'azienda sta presentando la collezione 2008 all'Expo-fil di Parigi). E per il 2007 le previsioni sono di crescita. Ma qual'è il segreto? «Non è da oggi che crediamo nell'innovazione» spiega Belussi. «Abbiamo dei macchinari dedicati appositamente alla sperimentazione. Da un lato ci piace migliorare giorno per giorno. E dall'altro lato, siamo convinti che l'innovazione più importante riguardi la materia prima: la fibra tessile e le sue proprietà». La ricerca di Filati Maclodio, prosegue Del Barba, è su due livelli: «di base» per quanto riguarda la chimica dei materiali e lo studio di come modificare la struttura molecolare delle fibre tessili. «Applicata» per quanto riguarda l'adattamento delle macchine alle nuove fibre o alle nuove mischie. La prima è quella che crea le innovazioni dirompenti (tessuti antibatterici, profumati, cosmetici ecc, ma soprattutto fibre «ricaricabili», ovvero che possono mantenere le nuove proprietà all'infinito); la seconda, però, è imprescindibile, perché il processo produttivo deve poter supportare l'innovazione a monte. Qui si capisce l'importanza di una mentalità abituata a masticare innovazione (le macchine sono continuamente riattrezzate) e a sfruttare le opportunità offerte dalla legislazione: Filati Maclodio è stata «pioniera» delle leggi nazionali di finanziamento all'innovazione, degli incentivi ai metadistretti e oggi si sta cimentando anche con il Programma Quadro dell'Unione europea.
Proprio la loro partecipazione al primo bando sui metadistretti - sul tema delle nanotecnologie applicate al tessile - ha catturato l'attenzione di due docenti della Fondazione Politecnico di Milano, Pierluigi Della Vigna e Oraziano Dragoni, che hanno contattato l'azienda. «È stata una immensa soddisfazione» dichiara Belussi. Da lì è nato il rapporto col Politecnico, nei cui laboratori sono oggi sviluppate le fibre del futuro: quella che mantiene il profumo, quella che combatte la cellulite, quella antirughe e quella che rilascia i farmaci in modo graduale. «Le applicazioni sono infinite» commentano Belussi e Del Barba.
I progetti sono a livello già avanzato, e nel 2008 troveranno la loro «casa» nel Rifim, centro di innovazione in un settore che si dichiarava morto. Evidentemente non lo era: almeno non lo è per chi ha le idee giuste e il coraggio di investirci.

Ricavi 2006 oltre 22 milioni €

I primi 30 anni festeggiati con lo sbarco in Ungheria

MACLODIO. Trent'anni vissuti innovando.
Era il 1976 quando per iniziativa dei fratelli Belussi veniva costituita la «Filatura Maclodio», per lavorare come contoterzista per i grandi gruppi cotonieri.
«Le macchine in realtà furono avviate nel febbraio 2007» ricorda Battista Belussi, che allora c'era e oggi è presidente della società. Nel tempo, al cotone si aggiunsero le fibre sintetiche (viscosa e modale) e, dal '94, le «mischie intime» caratterizzate dal fatto che il filo stesso è un mix di materiali diversi. Filati Maclodio si è specializzata proprio in questo segmento: «Ad oggi abbiamo sperimentato più di cinquemila articoli di mischie intime - spiega l'amministratore delegato Mauro Belussi -. Ci piace definirci una sartoria di filati: cerchiamo di unire la capacità produttiva dell'industria alla flessibilità della bottega artigianale, e questo è un nostro vantaggio competitivo».

Giornale_di_Brescia_22febbraio07.PDF