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Dal Giornale di Brescia, giovedì 07 marzo 2007

I nuovi tessuti si fanno con il latte e con il mais

Ma anche con lo zucchero e con il legno. Ripescando idee antiche alla luce delle conoscenze attuali

MACLODIO. Latte, zucchero e mais. Non sono gli ingredienti di una torta, ma le materie prime per i filati hi-tech prodotti da Filati Maclodio, l’azienda bresciana leader nel settore dei prodotti tessili innovativi. È proprio nei prodotti ottenuti da fibre naturali, riciclabili e provenienti da fonti rinnovabili, il file rouge delle attuali produzioni dell’impresa gestita dalla famiglia Belussi, che dell’innovazione tecnologica e dello studio dei materiali ha fatto un suo cavallo di battaglia. Materie prime semplici, che si trasformano in filati di elevata qualità grazie a forti investimenti in ricerca scientifica e tecnologie all’avanguardia.
«Siamo in grado di produrre un filato che deriva dal latte - racconta Daniele Beringheli, responsabile aziendaleR&De progetti speciali - e più precisamente da una proteina in esso contenuta: la caseina. I filati, che abbiamo battezzato milkofil, hanno un effetto nutritivo e idratante sulla pelle. Stimolano la circolazione sanguigna, sono traspiranti e antibatterici.
L’idea di trasformare il latte in fibra non è nuova. I primi esperimenti risalgono agli anni ’30, quando Antonio Ferretti diede vita al «Lanital», un tessuto a base caseinica commercializzato negli anni della propaganda autarchica. Il tessuto ebbe un successo passeggero perché le tecnologie di allora non producevano prestazioni adeguate alle necessità. Noi abbiamo ripescato l’idea e l’abbiamo sviluppata alla luce delle attuali conoscenze scientifiche e tecnologiche».
Il latte non è l’unica trovata di Filati Maclodio. «Stiamo studiando le potenzialità delle ciclodestrine, una classe di zuccheri naturali derivati dall’amido» dice il consigliere delegato Mauro Belussi. «La loro struttura chimica ne fa degli eccellenti contenitori per il rilascio controllato di sostanze chimiche, siano essi cosmetici o farmaci.
L’idea è quella di produrre dei tessuti che possono rilasciare sulla pelle sostanze benefiche per la salute. Da tempo si sperimentano questi nano-dispenser, prevalentemente applicandoli al tessuto finito. Tuttavia se la stoffa viene trattata a posteriori la loro efficacia è scarsa (non supera il 10%) e viene ridotta ulteriormente dalle sollecitazioni meccaniche dovute al lavaggio o agli sfregamenti».
Grazie alla collaborazione con enti universitari a Maclodio si sta sperimentando un metodo per legare la ciclodestrina direttamente alla fibra che darà vita al filato, così da aumentare la qualità e la durata delle proprietà veicolanti.
«Il progetto ha guadagnato l’attenzione dell’Associazione industriali - continua Mauro Belussi - che nell’ambito del suo progetto sull’innovazione ci ha aiutato ad ottenere un finanziamento di 800mila euro dalla Banca Agricola Mantovana garantito da Federfidi Lombardia». L’impiego di fibre naturali non si ferma qui; L’azienda produce(in esclusiva mondiale) «Lempur», un filato di cellulosa estratta dai rami giovani del pino bianco, quelli che vengono potati annualmente per mantenere i boschi in salute. Un prodotto naturale, ecosostenibile e tratto da una fonte rinnovabile. Un tessuto morbido e molto assorbente, «ideale per spugne e accappatoi, intimo e baby». Dal mais si ottiene invece una fibra tessile a basso tasso di infiammabilità e antiodore. Le stoffe di mais non contengono derivati del petrolio e sono biodegradabili (possono addirittura trasformarsi in concime).
A Maclodio si lavora su due fronti «La ricerca scientifica nel campo della chimica di base è fondamentale per individuare sempre nuovi materiali, che potenzialmente potrebbero essere utili al nostro lavoro - continua Beringheli -. Inoltre non può mancare l’attenzione verso fibre già presenti sul mercato, alla ricerca delle mischie e delle composizioni migliori». Un lavoro che dà frutti: Filati Maclodio ha fatturato, nel 2007, circa 29 milioni di euro, il 25% in più rispetto al 2006.

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